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Who ya gonna call?

Ieri, mentre ero sull’autobus (1) riflettevo su un articolo di Paolo Attivissimo, giustamente molto critico su una tizia beccata a truffare la gente millantando poteri paranormali. Mi è venuta in mente un’espressione letta qualche tempo fa: “tassa sulla stupidità” (2); modo gentile per esprimere come questi avvoltoi spillino dei soldi alla parte più intellettualmente fragile della società. Non correggerei in “tassa sull’ignoranza”, dato che anche le schiere dei laureati sono piene di creduloni di vario genere.
Dato che tra i compiti dello stato c’è quello della difesa del cittadino (di ogni cittadino), principalmente da sè stesso, mi sono chiesto come lo stato potrebbe operare in questo caso: la questione è interessante perchè porta ad un cul-de-sac.

Naturalmente la truffa è illegale, ma una condanna del truffatore implica che la vittima riconosca (ammetta?) di essere stata truffata, che vinca la vergogna denunciandolo ed infine che la giustizia dimostri inequivocabilmente la truffa. Ce li vedo Woodcock e Boccassini a dimostrare che quel piattino era mosso dal medium invece che dal povero nonnino morto. Edizione straordinaria: intercettato nonno di Berlusconi dall’aldilà.
Inoltre non si può mettere sotto indagine singolarmente ogni incasso di ogni Divino Otelma che passa.

Se invece si vietasse la commercializzazione di qualsiasi cosa non riconosciuto dalla scienza, ad esempio l’omeopatia, si lascerebbero fuori tutti gli ambiti in cui la scienza non si pronuncia ovvero i campi in cui operano preti, medium e parlatori con l’oltretomba in generale. Sarebbe anche difficile definire legalmente il “riconoscimento scientifico”: non si possono elencare le conoscenze sperimentiali odierne e fissarle per sempre, perchè queste crescono di giorno in giorno; significherebbe vietare la vendita di qualsiasi nuova tecnologia sviluppata da quel momento in poi. Non si può però nemmeno aggiornare periodicamente questo elenco perchè vorrebbe dire spostare il potere legislativo dal parlamento alla comunità scientifica; cosa vagamente anticostituzionale.

Insomma, non se ne esce: possiamo arrestare Vanna Marchi che diagnostica il malocchio saturando di sale l’acqua, ma non possiamo vietare la vendita di acqua distillata a monsieur Boiron o impedire che la gente paghi gli spiritisti perchè parlino col figlio morto.
(1) ho letto l’articolo sull’autobus ed ho segnato qualche appunto per questo post su Google Documents, post che altrimenti avrei dimenticato di scrivere; Android mi sposta il cazzeggio sui tempi morti, non c’è più religione..

(2) non ricordo chi fosse, ricordavo che l’avesse detta uno scienziato ma wikiquote dice che è di uno scrittore di fantascienza; in effetti, più propriamente, si riferiva al gioco

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Maestrine con la penna rossa (e le mestruazioni)

Ho appena finito di leggere un libro sull’evoluzionismo: L’orologiaio cieco, di Richard Dawkins, biologo considerato una sorta di Odifreddi inglese dato il suo ateismo militante (1). Non ho mai letto libri di Odifreddi, ma l’ho seguito per un po’ ed ho trovato in Dawkins lo stesso difetto: l’atteggiamento da maestrina con la penna rossa. Intendo una certa pedanteria nell’argomentare, un atteggiamento che risulta a volte lezioso. Intendiamoci, il tizio ne sa a pacchi e, anche se stilisticamente non appassiona, le informazioni sono tante e preziose. Solo che il modo di porsi, invece di essere “guarda quante belle cose che ti spiego”, è “ti spiego come rispondere ai minchioni creazionisti così ti diverti a ridicolizzarli”. Abbastanza fastidioso, anche se si deve riconoscere che è doveroso ridicolizzare i minchioni crezionisti.

A ad ogni modo le informazioni fornite sono veramente interessanti e ben spiegate, l’impegno messo per chiarire processi complessi è vasto e lodevole. Solo che, messa così, è totalmente inutile.

Mi spiego: all’inizio Dawkins dichiara esplicitamente di voler persuadere il lettore della veridicità della teoria. A parte il fatto che trattare il lettore come un adepto da indottrinare è una brutta mancanza di rispetto, questa genialata polarizza il pubblico. Quindi, genio, non convincerai nessuno, per il semplice fatto che chiunque comprerà il tuo libro sarà già un convinto darwinista (2).

Personaggi come questi, Dawkins ed Odifreddi, con il loro ateismo vomita-odio, invece di diffondere il pensiero razionale nella società lo relega ad una nicchia perchè alla lunga solo altri odiatori professionisti vorranno starli ad ascoltare.

Tipico membro dell’UAAR

Questa forza centrifuga, totalmente non necessaria, si aggiunge a quella già fin troppo potente della complessità. La scienza è sempre complessa (3) ovvero richiede uno sforzo sia alla sorgente (divulgazione) che al destinatario (compresione), si richiede cioè fatica quindi una volontà esplicita dell’uditore di ricevere informazione. Data la complessità del mondo, infatti, qualsiasi spiegazione di esso o di sue parti sarà necessariamente complessa, almeno un minimo. E sarà comunque un minimo superiore alla complessità di una qualsiasi cosmogonia teologica che è costruita apposta perchè sia spiegabile da un prete con la quinta elementare e comprensibile dal contadino analfabeta.

(1) l’aggettivo tipico delle ideologie associato al pensiero razionalista per antonomasia: praticamente un ossimoro
(2) o al massimo qualche fanatico integralista, rabbioso quanto te, che prova orgasmi bruciando libri eretici
(3) e spesso, ma non necessariamente, anche complicata


Some candy talking

Qualche giorno fa il Papa è tornato a lanciare i suoi strali contro il relativismo morale, additato come dannosissimo per la società. La cosa, ormai abituale, non stupisce dato che è proprio la Chiesa (*) a riportare gravi danni dal fenomeno. Stavolta, però, è interessante vedere cosa viene preso in esempio per illustrare i danni della mancanza di uniformità dei principi morali personali: le rivolte inglesi di quest’estate. Nel discorso viene detto esplicitamente che se la politica non impone una morale (**) la società piomba nella sperequazione sociale e quindi nella violenza. Ora, tralasciando il fatto che non si capisce perché vietare l’aborto o l’uso di cappucci di gomma sul pisello dovrebbe avere conseguenze sull’economia, il messaggio che traspare è circa questo:


VISTO COSA SUCCEDE A NON FARCI CONVERTIRE I NEGRI? VISTO CHE SUCCEDE A NON FARCI INDOTTRINARE I VOSTRI RAGAZZI?

con un non troppo velato tono da minaccia mafiosa.
Sottolineo: non ha detto che è colpa della ghettizzazione, dell’assistenzialismo a pioggia, della crisi economica o di Chuck Norris. Ha detto che succede “quando le politiche non presumono né promuovono valori oggettivi” (testuale).
Superfluo dire che intendesse I SUOI, di valori, dato che li ritiene gli unici. Ovvero gente che si riempie la bocca di ecumenismo e dialogo interreligioso ma che realtà ci si pulisce il culo.

A proposito di altre religioni, in effetti c’è qualcosa che la Chiesa non ritiene essere causa del relativismo morale: il terrorismo. Il Papa ne ha parlato l’indomani in occasione del decennale del 11/9, limitandosi a condannare “la pretesa di agire nel nome di dio” (***) ed il terrorismo in quanto tale, senza nominare il relativismo morale.
Forse perché non poteva, dato che il terrorismo trova il suo humus proprio nelle teocrazie, che lui stesso auspica.

* le religioni in genere in effetti, questo porta alla solidarietà interreligiosa contro questo grande nemico, vedi dopo
** cioè non distingue più tra reato e peccato, ovvero la definizione di teocrazia da Cesare Beccaria in poi
*** e pure del dio sbagliato, sandnigga!!


Paille-au-Nez

Mi sono recentemente interessato alla figura di Bonaparte, leggendo due grossi tomi su di lui che mi hanno preso qualche mese: una biografia romanzata (scarsa) ed un saggio militare (ottimo). È raro che io legga più di un libro su uno stesso argomento, specie a distanza ravvicinata, il tempo è poco e mi piace differenziare le letture: d’altronde la specializzazione è per gli insetti (cit.).

Leggo in giro diversi appellativi affibbiati a Napoleone, non tutti lusinghieri: l’Orco, l’Empereur, il liquidatore della rivoluzione, black swan (cigno nero). Ecco, forse quest’ultimo è quello che colpisce di più; attribuisce carattere di eccezionalità ad un personaggio storico, ovvero ad un esponente di quella categoria che tipicamente si ritiene fatta di figli del proprio tempo. Nel caso, invece, di le Tondu (altro epiteto, questo direttamente dalla Grande Armée) sembra calzare a pennello la definizione di uomo “fatto da solo” che, dal nulla, viene e sfascia tutto. Eppure non era un rivoluzionario: ruppe le uova nel paniere dei reali di tutta Europa per anni ma in patria fu in parte un restauratore.

È sempre così dopo una rivoluzione, serve una cristallizzazione dello status quo perché questo possa durare. Era questo l’intento di Bonaparte quando “liquidò la rivoluzione” tentando la ricostruzione di un clero e di una dinastia.

Già, un clero. La religione è un potente sistema di gestione del potere, cosa che un genio di quel calibro non ignorava e nominare i preti era un ottimo modo per tenere a bada il popolame.

In effetti, la parabola rinnovamento-nuovo status quo-conservatorismo ha interessato anche il cristianesimo nel corso dei secoli, cosa inevitabile per un’istituzione destinata a durare millenni. Dopo i primi due-tre secoli in cui questa setta dell’ebraismo prese piede svecchiando la visione antropomorfa della divinità, l’evoluzione in senso reazionario è evidente: iniziano i vari concilii, si concretizza la struttura gerarchica e si consolida la visione ideologica.

Ad esempio si arriva a concepire aberrazioni come il discorso della montagna (o delle beatitudini) che è molto di più che una semplice raccolta di promesse propagandistiche: è il manifesto della rassegnazione e dell’inazione. Un vero e proprio estintore aperto su ogni velleità rivoluzionaria del popolo, che dovrebbe far bene a non reagire mai a soprusi ed ingiustizie, a non disturbare il manovratore ed a rimanere miserabili, perché di essi è il regno dei cieli.

Si spiega bene, così, la religiosità di molte tirannie della storia e l’abituale opposizione del clero di Roma alle rivoluzioni; di entrambe è superfluo fare esempi.

Quindi, a chi blatera di un messaggio cristiano come rivoluzionario: balle.

E poi, si sa che Waterloo fu la più grande vittoria di Napoletone(TM).


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