Archivi del mese: ottobre 2011

Maestrine con la penna rossa (e le mestruazioni)

Ho appena finito di leggere un libro sull’evoluzionismo: L’orologiaio cieco, di Richard Dawkins, biologo considerato una sorta di Odifreddi inglese dato il suo ateismo militante (1). Non ho mai letto libri di Odifreddi, ma l’ho seguito per un po’ ed ho trovato in Dawkins lo stesso difetto: l’atteggiamento da maestrina con la penna rossa. Intendo una certa pedanteria nell’argomentare, un atteggiamento che risulta a volte lezioso. Intendiamoci, il tizio ne sa a pacchi e, anche se stilisticamente non appassiona, le informazioni sono tante e preziose. Solo che il modo di porsi, invece di essere “guarda quante belle cose che ti spiego”, è “ti spiego come rispondere ai minchioni creazionisti così ti diverti a ridicolizzarli”. Abbastanza fastidioso, anche se si deve riconoscere che è doveroso ridicolizzare i minchioni crezionisti.

A ad ogni modo le informazioni fornite sono veramente interessanti e ben spiegate, l’impegno messo per chiarire processi complessi è vasto e lodevole. Solo che, messa così, è totalmente inutile.

Mi spiego: all’inizio Dawkins dichiara esplicitamente di voler persuadere il lettore della veridicità della teoria. A parte il fatto che trattare il lettore come un adepto da indottrinare è una brutta mancanza di rispetto, questa genialata polarizza il pubblico. Quindi, genio, non convincerai nessuno, per il semplice fatto che chiunque comprerà il tuo libro sarà già un convinto darwinista (2).

Personaggi come questi, Dawkins ed Odifreddi, con il loro ateismo vomita-odio, invece di diffondere il pensiero razionale nella società lo relega ad una nicchia perchè alla lunga solo altri odiatori professionisti vorranno starli ad ascoltare.

Tipico membro dell’UAAR

Questa forza centrifuga, totalmente non necessaria, si aggiunge a quella già fin troppo potente della complessità. La scienza è sempre complessa (3) ovvero richiede uno sforzo sia alla sorgente (divulgazione) che al destinatario (compresione), si richiede cioè fatica quindi una volontà esplicita dell’uditore di ricevere informazione. Data la complessità del mondo, infatti, qualsiasi spiegazione di esso o di sue parti sarà necessariamente complessa, almeno un minimo. E sarà comunque un minimo superiore alla complessità di una qualsiasi cosmogonia teologica che è costruita apposta perchè sia spiegabile da un prete con la quinta elementare e comprensibile dal contadino analfabeta.

(1) l’aggettivo tipico delle ideologie associato al pensiero razionalista per antonomasia: praticamente un ossimoro
(2) o al massimo qualche fanatico integralista, rabbioso quanto te, che prova orgasmi bruciando libri eretici
(3) e spesso, ma non necessariamente, anche complicata


Apologia del dubbio

Una delle mie vanterie è quella di avere una mente razionale; o meglio mi sforzo di affrontare razionalmente le situazioni che incontro. La tipica conclusione della gente quando lo dico è che quindi io sia netto e preciso nel prendere decisioni e che le segua con incrollabile vigore una volta prese. Beh, vi state sbagliando di grosso. Per di più ho piene le scatole di questi geniacci farciti di fede incrollabile nella loro ideologia o, peggio, in sé stessi e nelle loro capacità; non hanno nessun dubbio, loro, tirano dritto.
Posso quasi quasi capire quelli che simulano questo atteggiamento per abbindolare le ragazze stupide (1), affascinate dall’uomo forte e puntualmente da questo bidonate. Quelli che invece davvero non hanno mai dubbi sono esattamente l’antitesi della razionalità, questi sono un danno per sé (mai abbastanza) e per la società. Il ragionamento che mi porta a questa conclusione è molto semplice, eppure è precluso ai più: chiunque abbia un atteggiamento abbastanza razionale non può non cogliere la complessità del mondo e, con essa, l’assenza di qualsiasi Verità Assoluta(TM) (2). Da qui ad un atteggiamento perlomeno umile nell’approcciarsi al mondo, il passo è breve. Cosicchè il dubbio perde la sua tipica accezione negativa e diventa uno strumento per approcciare il mondo: prudenza e curiosità. Una volta preso atto dell’aleatorietà della vita, senza quindi fuggire nascondendosi dietro a dogmi facendo finta che non esista, solo dubitando del proprio punto di vista se ne possono prendere in considerazione altri e scegliere quindi il migliore.
La conseguenza diretta di questo, però, è che i fessi di cui sopra scambiano per pavido chiunque non sia fesso nel modo in cui lo sono loro. Non è il caso di preoccuparsene troppo e lasciar fare al buon vecchio Darwin il suo lavoro, in questi casi.
Abbiamo, invece, un problema nel caso in cui una di queste persone possieda effettivamente delle grandi capacità, accompagnate quindi ad un ego smisurato. Queste persone diventano tipicamente dei leader perché hanno abbastanza capacità per competere in bravura ed abbastanza autostima per imporsi agli imbecilli.
In effetti, non penso che il potere dia alla testa. Penso invece che siano proprio i requisiti per ottenerlo a portare inevitabilmente alla megalomania il leader.

(1) non ho compassione di voi: siete stupide e quindi meritate il trattamento
(2) curioso notare l’enormità di volte in cui questo marchio è stato registrato


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