(Old) internet explorers

Qualche giorno fa mi sono ritrovato a discutere con una persona riguardo i forum. Questa persona è un signore cinquantenne molto sveglio che usa il computer al lavoro e naviga saltuariamente su internet, abbastanza per sapere cos’è un forum e com’è organizzato. Eppure sosteneva di non fidarsene in quanto “non attendibili” e quindi li riteneva inutili per la ricerca di informazioni. In questo caso, essendo l’interlocutore sveglio, è bastato argomentare un po’ e spiegare quello che chiunque sia cresciuto nell’era digitale sa, ma in altre occasioni c’è da faticare di più, spesso inutilmente.
Il forum è assimilabile al “gruppo di amici” con i quali discuto alla pari, scambio opinioni e richiedo giudizi soggettivi, non può essere accostato ad un quotidiano o ad una rivista e quindi la pretesa di attendibilità ed oggettività non ha senso. Ma se il concetto è così semplice, perché l’errore è così comune?
Inizialmente, chiamiamola fase uno, il soggetto è abituato da anni di esperienza ad associare alla parola scritta un direttore ed una redazione o comunque si aspetta che dietro a ciò che legge ci sia un processo di controllo e filtraggio. Viene automatico quindi aspettarsi questa autorevolezza anche da un thread su un forum, per il semplice fatto che anche questo sia “parola scritta”.
Dopo aver letto qualche discussione on line, però, il nostro comincia a notare affermazioni contrastanti, pareri differenti, percepisce una generale non uniformità delle informazioni fornite e quindi si chiede chi controlli ciò che viene pubblicato. Fase due: crollano le certezze derivanti dal mondo cartaceo quando si prende atto che a scrivere sono solo persone comuni le quali competenze non sono escluse ma sicuramente non garantite. In questa fase si trovava la persona di cui sopra.
In effetti il riferimento ai forum è solo un esempio, il discorso è valido per praticamente ogni sito, dai blog ai social network. Non è un caso che praticamente ogni sito moderno preveda la possibilità di inserire dei commenti in calce. Questa pervasività della “cultura del commento” porta rapidamente alla fase tre: rifiuto completo, internet è una merda, un giochino inutile per ragazzini. Quindi anche ambienti che offrono gli stessi requisiti delle pubblicazioni tradizionali, come i siti specializzati, vengono confusi con il calderone dello user generated content solo perchè permettono i commenti in calce, come se fossero un difetto invece che un valore aggiunto. Non a caso, infatti, siti come repubblica.it o corriere.it che si rivolgono esattamente a questo tipo di utenza non permettono i commenti, o li tengono rigidamente separati dagli articoli.

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