Set the controls for the ass of the moon

Come tutti gli ufficiali e sottufficiali di qualsiasi esercito imparano molto presto, una volta partecipato a qualche azione di combattimento, è che il modo migliore per “sbloccare” un soldato immobilizzato dal terrore è dargli un compito. Non per forza utile o necessario; un ordine preciso fa concentrare il soldato su un compito pratico, lo responsabilizza e lo distoglie dall’orrore in cui era sprofondato.
Vedo nelle nostre nazioni impantanate nella crisi proprio quello stato di immobilismo e pianto isterico, sfortunatamente senza nessun tenente ad urlare ordini nella nostra direzione: lo shock improvviso del credit crunch ha lasciato i nostri soldati-nazione terrorizzati e piagnucolanti in cerca di un riparo.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale lo stato in cui versava l’Italia e l’intera Europa era pietoso: eppure in pochi anni vediamo l’economia fiorire e le 500 sulle autostrade per andare in vacanza. Ok, va bene il Piano Marshall, ma un risultato del genere non si raggiunge senza una ferma volontà della popolazione di risollevarsi: maniche su e ricostruire, era il motto. Un obiettivo, appunto.
Il giochino rallentò quando l’obiettivo fu dato da quel cumulo di letame che furono le grandi ideologie politiche: instaurare il comunismo o resistervi. Finita quella merda, l’ultimo colpo di reni prima della definitiva frenata fu, almeno per l’Italia, l’entrata e relativa creazione dell’Europa unita. Un progetto alto, di ampio respiro e con prospettive durature nel tempo, quel tocco di incertezza (funzionerà? ce la faremo?) che dava l’idea di sfida. La promessa di interrompere definitivamente l’ininterrotta serie di combattimenti sul suolo europeo che va avanti dalla caduta dell’Impero Romano. Gli italiani accettarono le tasse in più perché qualcuno aveva indicato una direzione, si strinsero i denti e si riuscì.
Ritengo che l’attuale generale impressione di navigazione a vista sia dovuta a questo, la gente non ci “crede”: farsi il culo perchè? Perchè veniamo da anni in cui traguardo era l’eurino in meno sulla tassina: minchia che ambizione..

Passando dal sociale all’individuale, con un cambio di prospettiva brusco quanto una giunzione PN, il trend è simile nella cosiddetta crisi dei quarant’anni. Il classico omino (o donnina, non cambia) che si sente vuoto e depresso, incazzato per non avere niente di cui incazzarsi davvero e che riversa fiumi di denaro su solerti psicologi che si premurano di convincerlo che, in realtà, voleva scoparsi la mammina. Sì, certo.
Beh, non ho 40 anni ma mi lancio comunque in un’ipotesi. Il suddetto omino non ha avuto grossi problemi finché si è trattato di conseguire una laurea, un lavoro, una moglie che praticasse la fellatio senza farsi pregare troppo, uno-due figli. A questo punto non deve far altro che inserire il pilota automatico ed andare avanti fino alla pensione e vede questo come il “meritato riposo”: sviluppa quindi una forte resistenza alla minima variazione dello status quo, che diventa quindi esso stesso fonte dello svuotamento interiore lamentato. Il circolo vizioso è servito.

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