Paille-au-Nez

Mi sono recentemente interessato alla figura di Bonaparte, leggendo due grossi tomi su di lui che mi hanno preso qualche mese: una biografia romanzata (scarsa) ed un saggio militare (ottimo). È raro che io legga più di un libro su uno stesso argomento, specie a distanza ravvicinata, il tempo è poco e mi piace differenziare le letture: d’altronde la specializzazione è per gli insetti (cit.).

Leggo in giro diversi appellativi affibbiati a Napoleone, non tutti lusinghieri: l’Orco, l’Empereur, il liquidatore della rivoluzione, black swan (cigno nero). Ecco, forse quest’ultimo è quello che colpisce di più; attribuisce carattere di eccezionalità ad un personaggio storico, ovvero ad un esponente di quella categoria che tipicamente si ritiene fatta di figli del proprio tempo. Nel caso, invece, di le Tondu (altro epiteto, questo direttamente dalla Grande Armée) sembra calzare a pennello la definizione di uomo “fatto da solo” che, dal nulla, viene e sfascia tutto. Eppure non era un rivoluzionario: ruppe le uova nel paniere dei reali di tutta Europa per anni ma in patria fu in parte un restauratore.

È sempre così dopo una rivoluzione, serve una cristallizzazione dello status quo perché questo possa durare. Era questo l’intento di Bonaparte quando “liquidò la rivoluzione” tentando la ricostruzione di un clero e di una dinastia.

Già, un clero. La religione è un potente sistema di gestione del potere, cosa che un genio di quel calibro non ignorava e nominare i preti era un ottimo modo per tenere a bada il popolame.

In effetti, la parabola rinnovamento-nuovo status quo-conservatorismo ha interessato anche il cristianesimo nel corso dei secoli, cosa inevitabile per un’istituzione destinata a durare millenni. Dopo i primi due-tre secoli in cui questa setta dell’ebraismo prese piede svecchiando la visione antropomorfa della divinità, l’evoluzione in senso reazionario è evidente: iniziano i vari concilii, si concretizza la struttura gerarchica e si consolida la visione ideologica.

Ad esempio si arriva a concepire aberrazioni come il discorso della montagna (o delle beatitudini) che è molto di più che una semplice raccolta di promesse propagandistiche: è il manifesto della rassegnazione e dell’inazione. Un vero e proprio estintore aperto su ogni velleità rivoluzionaria del popolo, che dovrebbe far bene a non reagire mai a soprusi ed ingiustizie, a non disturbare il manovratore ed a rimanere miserabili, perché di essi è il regno dei cieli.

Si spiega bene, così, la religiosità di molte tirannie della storia e l’abituale opposizione del clero di Roma alle rivoluzioni; di entrambe è superfluo fare esempi.

Quindi, a chi blatera di un messaggio cristiano come rivoluzionario: balle.

E poi, si sa che Waterloo fu la più grande vittoria di Napoletone(TM).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: