Se il sole muore

Quando si nomina Oriana Fallaci si fa riferimento a posizioni che fanno scalpore, scandalo, che sono oggetto di dibattiti su tv e giornali e che quindi mi fanno venire l’orticaria. Un tempo, però, non era la bigotta reazionaria in cerca di notorietà degli ultimi anni bensì una giornalista e scrittrice con un’ottima penna.

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Non solo per questo ho scelto Se il sole muore. Non solo perché è del ’65, ma soprattutto perché parla di una delle mie passioni in modo diverso dal solito: non un freddo resoconto dei ferventi preparativi per l’allunaggio, non precise disquisizioni tecniche sul Programma Mercury o Gemini ma un approccio “umanistico” al tema.

Il libro è un diario di un anno trascorso tra il KSC e Houston tra astronauti e tecnici; più che un diario sembra un’unica grossa lettera scritta al padre, molto colloquiale quindi tanto flusso di coscienza. Stile che non amo molto in effetti, ma che alla fine non mi ha disturbato più di tanto, anzi: è appropriato per creare l’atmosfera.

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L’atmosfera appunto, le pagine sono pregne di quell’ottimismo, di quel positivismo, di quella fiducia nella scienza così cieca da risultare quasi ingenua. Quella fiducia che portò in soli 10 anni un gruppo di uomini (mai abbastanza invidiati da me) sul nostro satellite. La stessa fiducia che faceva ipotizzare gli anni duemila come gli anni dell’accesso semplice allo spazio, del “andremo a prendere un caffè su Marte come ora lo prendiamo a New York!”. Aspettative ingenue, appunto, anche se supportate da autorevoli quanto futuristici progetti. Non era ancora venuto il Vietnam, la tecnologia fino ad allora aveva sempre avuto la meglio..

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Ad ogni modo, libro consigliatissimo: memorabile intervista a Von Braun, toccanti le amicizie con Deke Slayton e Pete Conrad ma soprattutto con Theodore Freeman, morto proprio in quel periodo e al quale il libro è dedicato (oltre che al padre).

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Un ultimo appunto: tutti i personaggi sono persone reali, realmente esistiti eppure sembrano usciti da un romanzo per come vengono caratterizzati ma soprattutto descritti nel loro aspetto. Stavolta però è possibile confrontare le descrizioni e l’idea che queste ci hanno dato della persona con le foto dell’epoca, una sensazione particolare..

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