Tradizione

•26 Aprile 2009 • Lascia un Commento

Catholicism: the belief that some cosmic Jewish Zombie can make you live forever if you symbolically eat his flesh and telepathically tell him that you accept him as your master, so he can remove an evil force from your soul that is present in humanity because a rib-woman was convinced by a talking snake to eat from a magical tree. Makes perfect sense.

L’ultima domanda

•23 Aprile 2009 • Lascia un Commento

Segnalo questo racconto che ho appena letto tutto d’un fiato. Bellissimo, Asimov era un maledetto genio.

Uno scenario a cui tutti abbiamo pensato quando per la prima volta, a scuola, abbiamo sentito parlare per la prima volta di morte termica dell’universo qui è reso con un paio di frasi, vivo e reale. Ma Asimov va oltre.. il più bel racconto di cosmogonia che io abbia mai letto, finale da brivido. Altro che Genesi.

Amo il suo stile: l’epicità della sua fantascienza esce fuori dai dialoghi, dall’insieme del racconto, quasi in filigrana. Niente pagine intere di descrizioni piene di parole roboanti: la storia è in primo piano, l’ambientazione giganteggia sullo sfondo.

Questo si è che è scrivere.

Link al racconto

Convertire un ADPCM in MP3, in linux

•24 Marzo 2009 • Lascia un Commento

Si da il caso che io all’università abbia un professore alieno. Si da il caso che, a causa della sua disumanità, io abbia bisogno di registrare le sue lezioni per poi riascoltarle e integrare gli appunti con la mole di informazioni che non arrivo a scrivere sul momento. Si da anche il caso che io registri con un simpatico lettore mp3 Creative che ha un simpatico vizietto: registrare solo in IMA-ADPCM, una variante del normale WAV PCM. Si da anche il caso, e sottolineo per puro caso, che il convertitore mp3 per antonomasia accetti come input solo il classico WAV.

Ora, sotto tutte queste simpatiche nonchè puramente casuali condizioni, per quale simpatico nonchè casuale motivo il modo di convertire questi sciagurati ADPCM in PCM umani sia sepolto nei meandri della rete? E nemmeno in modo esplicito, ci sono pure dovuto arrivare da solo.. una certa persona di mia conoscenza direbbe che sono io a non saper usare Google, il che, in fondo in fondo, potrebbe anche essere vero.

Ad ogni modo, siccome so che vi piace la pappa pronta tiè, qua c’è il comando da schiaffare sul terminale; usa quello che ho letto essere il coltellino svizzero dell’audio e che a momenti è più vecchio di Linux stesso:

sox  input.wav  -e  signed-integer  output.wav  -V3

Il file che ottenete in output piacerà a Lame che convertirà senza più rompere le scatole con quell’odioso “Unsupported data format: 0×0001″ o simile.

Dite al genio che ha deciso di far registrare il lettore in questo formato insulso che la morte verrà all’improvviso, avrà le sue labbra ed i suoi occhi, lo coprirà di un velo bianco addormentandosi al suo fianco.

Se questo è un uomo

•8 Gennaio 2009 • Lascia un Commento

La scelta è parte della vita di tutti, la scelta giusta è parte della vita di pochi. La scelta degli aggettivi riveste una grande importanza nella scrittura:  ad un certo punto ne viene richiesto l’uso per la descrizione in modo da trasmettere delle emozioni.  Servono gli aggettivi quelli giusti e proprio quelli, le metafore potranno dare solo un piccolo aiuto prima di farti scadere nell’abuso delle stesse. Anche il numero è fondamentale: troppi aggettivi confondono, scriverne tanti è il miglior modo per far saltare il paragrafo al lettore disattento, a meno che tu non sia Umberto Eco e possa altamente catafottertene, naturalmente; pochi o uno solo sono un azzardo, potresti comunicare quasi nulla oppure essere tremendamente incisivo.

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Ci sono, poi, situazioni in cui la responsabilità di scegliere bene le parole viene dalla storia, dai posteri, dalla dignità stessa di essere uomo e di mantenerne una. Primo Levi è uno di quei pochi uomini che è riuscito nell’impresa.

Adesso che tocca a me scegliere, vigliaccamente mi nascondo dietro la responsabilità limitata di questo blog e spavaldamente oso la scelta di un solo aggettivo per descrivere il suo libro: potente.

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Chi l’ha letto capirà perchè imparerò a memoria un canto della Commedia.

Un sysadmin..

•2 Dicembre 2008 • 1 Commento

..o I paralipomeni a Non al denaro, non all’amore né al cielo.

In principio era il Cavo, il Cavo era presso il router ed i bit scorrevano marziali nel loro letto di rame e plastica, inesorabilmente inquadrati nella loro marcia.

Poi vennero il Portatile e l’Altro Fisso, e fu l’Apocalisse. Ognuno di essi, con sette teste e dieci corna, reclamava il suo tributo di sangue: IL WIRELESS.

La guerra portò l’illuminismo dei bit e i bit poterono quindi perdersi nell’aere, liberi delle loro catene di rame. E tramarono vendetta.

A cavallo di possenti onde elettromagnetiche che cuociono il cervello, si coalizzarono per prendere ogni direzione possibile, fuorchè quella che porta alla conoscenza ed al nirvana: quella del router.

L’amministratore di sistema casalingo vacillò. Spese in caffè tutti i suoi risparmi. Impostò, aggiornò, formattò, compilò; altissime ed orrende bestemmie si levarono dalla sua bocca (come è la volta che torno ad usare Finestre ). Ma, proprio quando tutto sembrava perduto, una preghiera in Bash arginò la ribellione. Lo status quo ante-ethernet venne ripristinato ed un grosso mulo arancione apparve sulla porta 1765 (io uso questa, fatti miei ok?).

Ma il Giobbe dell’era digitale non aveva ancora finito di tribolare, una nuova minaccia si profilava all’orizzonte, proprio allora che la veglia della ragione aveva fugato tutti i mostri generati dal suo sonno: una richiesta di divorzio del modulo del kernel dalla sua consorte, la penna usb wireless, per mancata consumazione del matrimonio.

Riuscirà, infine, il nostro eroe a portare l’equilibrio nella Forza ed a rendere funzionante la sua rete casalinga?

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Ogni riferimento a fatti, persone o hardware realmente accaduti è puramente voluto.

Amore che vieni, amore che vai

•15 Novembre 2008 • Lascia un Commento

Da bravo fan del Faber, ho abboccato all’amo e ieri sera sono andato a vederlo. Titolo uguale, media diverso, risultato incomparabile. A proposito, si dice mEdia, all’italiana, non mIdia, all’inglese, vi ricordo che è latino.

Mi aspettavo pochissimo, e quanto mi aspettavo ho avuto. D’altronde sono andato consapevole di rimanere vittima di un’operazione commerciale. Poche citazioni, a parte giusto un personaggio che dice “bocca di rosa”, il film non è nemmeno girato a Via del Campo.. Persino la canzone che da il titolo è sprecata, messa in un momento del film abbastanza insulso; è anche l’unica sua canzone presente. In fondo la musica non è male, però.

Erano secoli che non andavo in un cinema classico, con le poltroncine tutte sullo stesso piano, lo schermo piccolo e traballante..

Segnaposto

•30 Settembre 2008 • Lascia un Commento

Distanziale che mi serve per non far comparire in cima quel brutto post di mesi fa e per dimostrare che (ancora) non sono sotto due metri di terra.

Ne approfitto per salutare Giulione:

Sono un vecchio reazionario

•7 Maggio 2008 • 3 Commenti

Ebbene si, pare proprio che io sia un conservatore, uso la macchina ancora alla vecchia maniera. Ho fatto questa simpatica scoperta stamattina grazie ad un simpatico esponente della società messinese che mi ha, garbatamente, aiutato a fare questa considerazione.

Guidavo, mi dirigevo verso il portale dimensionale che mi porta alla Sacra Facoltà d’Ingegneria di Messina, seguendo un’auto condotta dal suddetto signore. Costui ad un tratto ferma la macchina e scende.

Si, esatto, di punto in bianco si è fermato ed è sceso, bloccando me che lo guardavo imbambolato fermandomi a mia volta. Naturalmente ciò non intacca minimamente la mia Calma Olimpica, abbasso il finestrino e gli faccio notare che no, non può fermare la macchina li. A quel punto ho avuto la sua risposta così illuminante:

Picchì lei na lassa mai a machina nto menzu da strata? (trad: perchè, lei non lascia mai la macchina in mezzo alla strada?)

Chissà se, in preda a dolori al fegato, ha sentito la mia risposta, (NO! MAI!) urlata mentre lo sorpassavo tra lo sbigottimento e il genuino odio.

Grazie Messina.

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Mettendo da parte tali amenità sulla nostra vostra ridente cittadina, colpevolmente ho saltato un appuntamento con quella che pare essere diventata la vocazione di questo blog, le mini recensioni di libri: brevi appunti che scrivo nella (vana) speranza che servano piacciano a qualcuno. Dovrò necessariamente rimediare, Comma 22 è stato al tempo stesso il libro più divertente e più triste che abbia mai letto a differenza di Notre Dame de Paris che sto finendo e che mi sta dicendo poco..

Se il sole muore

•18 Marzo 2008 • 1 Commento

Quando si nomina Oriana Fallaci si fa riferimento a posizioni che fanno scalpore, scandalo, che sono oggetto di dibattiti su tv e giornali e che quindi mi fanno venire l’orticaria. Un tempo, però, non era la bigotta reazionaria in cerca di notorietà degli ultimi anni bensì una giornalista e scrittrice con un’ottima penna.

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Non solo per questo ho scelto Se il sole muore. Non solo perché è del ‘65, ma soprattutto perché parla di una delle mie passioni in modo diverso dal solito: non un freddo resoconto dei ferventi preparativi per l’allunaggio, non precise disquisizioni tecniche sul Programma Mercury o Gemini ma un approccio “umanistico” al tema.

Il libro è un diario di un anno trascorso tra il KSC e Houston tra astronauti e tecnici; più che un diario sembra un’unica grossa lettera scritta al padre, molto colloquiale quindi tanto flusso di coscienza. Stile che non amo molto in effetti, ma che alla fine non mi ha disturbato più di tanto, anzi: è appropriato per creare l’atmosfera.

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L’atmosfera appunto, le pagine sono pregne di quell’ottimismo, di quel positivismo, di quella fiducia nella scienza così cieca da risultare quasi ingenua. Quella fiducia che portò in soli 10 anni un gruppo di uomini (mai abbastanza invidiati da me) sul nostro satellite. La stessa fiducia che faceva ipotizzare gli anni duemila come gli anni dell’accesso semplice allo spazio, del “andremo a prendere un caffè su Marte come ora lo prendiamo a New York!”. Aspettative ingenue, appunto, anche se supportate da autorevoli quanto futuristici progetti. Non era ancora venuto il Vietnam, la tecnologia fino ad allora aveva sempre avuto la meglio..

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Ad ogni modo, libro consigliatissimo: memorabile intervista a Von Braun, toccanti le amicizie con Deke Slayton e Pete Conrad ma soprattutto con Theodore Freeman, morto proprio in quel periodo e al quale il libro è dedicato (oltre che al padre).

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Un ultimo appunto: tutti i personaggi sono persone reali, realmente esistiti eppure sembrano usciti da un romanzo per come vengono caratterizzati ma soprattutto descritti nel loro aspetto. Stavolta però è possibile confrontare le descrizioni e l’idea che queste ci hanno dato della persona con le foto dell’epoca, una sensazione particolare..

Convertire .ape in mp3 in Linux

•12 Marzo 2008 • 4 Commenti

Ieri ho scritto un piccolo script per convertire gli album .ape in formato mp3 e taggare questi ultimi con gli id3 automaticamente. L’ho fatto in poco tempo e l’ho testato poco, mi serviva qualcosa da dare a mio zio che ha poca dimestichezza con la shell quindi è un po’ rozzo. Però funziona.

Ovviamente nessuna responsabilità è mia se eseguendolo il vostro pc fa il broncio e decide che il vostro filesystem ha vissuto troppo a lungo.

Dipendenze: mp3info lame shntool cuetools mac

Si trovano facilmente nei repository delle distro, tranne l’ultima che va compilata.

Lo trovate a questo indirizzo. Non prende parametri e dev’essere eseguito dalla stessa cartella in cui ci sono i file .ape e .cue, alla fine gli mp3 saranno codificati a 256kbit e salvati in una cartella.